CAP. II – I PARADOSSI DELL’ATTUALE ECONOMIA MONDIALE
Poniamoci le seguenti
domande: Perché occupazione e agitazioni
sindacali affliggono i Paesi industrializzati dove regna un relativo
benessere, mentre in altre aree del pianeta intere
popolazioni vivono nella più squallida miseria,
spesso falcidiate dalla fame e dalle
malattie?
Inoltre, in ambito del commercio internazionale (dove giocano i pesi della bilancia dei pagamenti tra esportatori e importatori di nazioni e plaghe geografiche differenti), perché gli scambi fra due o più Paesi non permettono a tutta l’offerta del Paese esportatore più sviluppato di essere assorbita dalla domanda del Paese importatore meno sviluppato ( vedi i Paesi del Terzo Mondo o quelli, cosiddetti, in Via di Sviluppo) ?
Lasciando da parte giustificazioni etiche (ingiustizie sociali, eccesso di egoismo umano, insensibilità umana, ecc., anche se queste costituiscono fattori da non trascurare nella disamina delle distorsioni presenti nell’ economia reale), noi diamo una risposta tecnica ai due menzionati quesiti, la cui spiegazione è di natura esclusivamente economica, ovvero, relativa alla scienza del mercato. E andiamo ad esplicitarla.
La ragione principale è che nei
Paesi industrializzati “ la domanda di prestatori d’opera da parte degli imprenditori è
inferiore alla offerta, cioè alla disponibilità
presente sul Mercato” (*).
Un secondo motivo risiede nel fatto che gli imprenditori hanno paura ad assumere nuovi lavoratori e quindi ad aumentare i posti di lavoro nelle loro aziende o fabbriche, per cui molti lavoratori, che vorrebbero prestare la loro opera, vanno a ingrossare le fila dei disoccupati.
In sintesi, mancanza di liquidità monetaria (= i capitali) per
possibili investimenti da parte
degli imprenditori, unita alla loro paura di assumere i relativi rischi (*) legati ai prestiti richiesti in banca
da una parte, mentre dall’altra, impossibilità da parte di molti lavoratori di poter entrare nel mondo del lavoro e di poter avere un salario al fine di poter soddisfare le esigenze della vita quotidiana ( cibo, alloggio, vestiario, acqua, luce, gas, ecc.).
Come si spiega tutto ciò, ovvero, qual è il motivo per cui tale domanda degli imprenditori non riesce ad elevarsi all’offerta di manodopera da parte dei lavoratori, per cui ristagna l’occupazione?
a) Il motivo è che esiste un freno a simile meccanismo (domanda degli imprenditori da elevare all’offerta dei lavoratori), Questo freno è rappresentato principalmente dalla non sufficiente disponibilità di capitali finanziari, ovvero di liquidità monetaria, oltre che dal timore di affrontare i relativi rischi di un prestito da richiedere in banca ( rischio di immobilizzo, di investimento, di svalutazione; vedi nota a pie’ pagina)
b) Inoltre, in ambito del commercio internazionale ( vedi bilancia dei pagamenti fra esportatori e importatori di nazioni e plaghe geografiche differenti), non si dà la possibilità – per mancanza o insufficienza di adeguati capitali, in particolare ai Paesi del Terzo Mondo - di far assorbire tutta l’offerta del Paese esportatore più sviluppato all’altro Paese importatore meno sviluppato (vedi i Paesi del Terzo Mondo o quelli, cosiddetti, in Via di Sviluppo) .
Ma se si potesse avere un modello di Banca ad hoc ( pubblica e a scopo sociale e non, perciò, a carattere lucrativo), in grado di incoraggiare l’imprenditore ad avere con più facilità il prestito ad un tasso di interesse agevolato ( anziché elevato, come avviene nella prassi attuale), i relativi problemi sarebbero risolti. In che modo?
Il denaro
ottenuto dalla Banca ad hoc verrebbe utilizzato
dall’imprenditore nell’investimento. Ciò procurerebbe incremento nella produzione, con la richiesta di manodopera aggiuntiva e quindi un
incremento nella occupazione di quei lavoratori
che attendevano di poter lavorare e
di poter, così, ricevere un salario. La stessa spiegazione
vale anche per il secondo quesito posto all’inizio, quello riguardante i Paesi in Via di Sviluppo.
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Ugo Berardinelli –
L’economia esposta al popolo - Edizioni “Giustizia e Solidarietà”, pag. 7
Il rischio di immobilizzo (difficoltà a recuperare il
proprio denaro in caso di necessità); il rischio di
investimento ( perdita parziale o totale del risparmio investito), rischio di svalutazione ( riduzione del potere di
acquisto della moneta) (Cfr.opera citata, pag. 7)