§ 2. – L’ALTO COSTO DEI PRESTITI BANCARI E SUE CONSEGUENZE NEGATIVE SUI SALARI DEI LAVORATORI E I PROFITTI DEGLI IMPRENDITORI
Lasciando per il momento da parte la crisi finanziaria delle banche, dovuta allo scoppio della “bolla speculativa” generata da speciali strumenti finanziari ( i cosiddetti “derivati”), occorre porre l’attenzione sull’attuale crisi recessiva dell’economia”reale”, quella che investe la produzione in generale e che interessa sia i mercati interni di ogni nazione che i mercati esteri, e quindi i mercati internazionali, collocati – in termini di dimensione storico-temporale - in una fase del capitalismo neoliberale caratterizzata dalla “mondializzazione” dell’economia (= la globalizzazione dei mercati).
Poniamoci, pertanto, le seguenti domande:
” Perché la produzione (industriale e manifatturiera)
ristagna (= recessione) e, in particolare in America e in Europa ( compresa
l’Italia), i suoi indici sono
prevalentemente preceduti dal segno (-) ?
E perché si assiste ad un’altalena quotidiana
di alti e bassi nelle quotazioni delle Borse
di tutto il mondo, sia di quelle occidentali che di quelle asiatiche?
Tralasciando per il momento
l’incidenza, nell’attuale crisi, dell’ effetto “speculativo” perseguito dagli
alti manager della finanza, “ il problema centrale dell’Economia, non ancora risolto né
risolvibile con provvedimento di politica
economica ( da parte degli Stati: nostre annotazioni), è quello di creare un
dispositivo atto a far sì che in ogni tempo ed in ogni area del Mercato ( da considerarsi ormai nella sua
estensione ed unità mondiali ), la > domanda < di prodotti o di prestazioni di lavoro (lavoratori in cerca di
occupazione: nostra annotazione) sia automaticamente sollecitata ad elevarsi al livello
della relativa > offerta < reale
e potenziale del Mercato”.
( Cfr. Ugo Berardinelli – L’Economia esposta al popolo” Edizioni “Giustizia e Solidarietà” – novembre 1991, pag. 7 )
Perché, dunque, c’è questo grave sfasamento fra domanda di PRODUZIONE ( da parte degli imprenditori) e OFFERTA di lavoro ( da parte dei lavoratori). Semplice e lapalissiano: perché gli imprenditori sono frenati ad investire, principalmente dal fatto che essi trovano forte resistenza nell’alto tasso di interesse praticato dalle banche erogatrici del credito ( cui si rivolgono per ottenerlo), oltre, naturalmente al timore – sempre presente nella mente del saggio imprenditore - del rischio (quello proprio dell’investimento produttivo dei capitali) cui egli va sempre incontro nel ricevere il prestito bancario ( non parliamo, nei casi di estrema difficoltà finanziaria della propria azienda, di quello ricevuto ad altissimi tassi di interesse dal sottobosco degli usurai privati !).
Quali sono le conseguenze negative che, nello specifico, si ripercuotono nel mercato del lavoro e che investono tutta quella massa di
persone che aspetta – come la manna dal cielo – che gli imprenditori
incrementino i posti di lavoro nelle
proprie fabbriche ?
Il ristagno nei consumi complessivi – da parte di quella gran massa di lavoratori non occupati ( o di lavoratori dipendenti, operai e impiegati, i cui bassi redditi non ancorati, perciò, alla effettiva produttività delle aziende, compresi quelli dei pensionati, hanno perso potere d’acquisto) - impedisce il completo assorbimento di tutta la produzione di beni e servizi immessi sul Mercato (interno ed estero o internazionale).( Cfr.> il meccanismo produzione - consumo e viceversa; il tutto, oltre in ambito interno ad una nazione, anche in quello riguardante la rete di relazioni commerciali fra tutte le nazioni e tutte le popolazioni del mondo!).
Ecco allora la necessità - in un Mercato globalizzato, qual è divenuto quello dei nostri tempi, il Terzo Millennio della Storia generale – di fondare ( per volontà politica degli Stati e della loro convenienza) una nuova Istituzione di interesse pubblico ( e non privata o a scopo di lucro) denominata FONDAZIONE UNIVERSALE HALLESINT, studiata e messa a punto in ogni suo
specifico
dettaglio ( di organizzazione, funzionamento e scopi generali e particolari: Cfr: i 57 articoli delle sue Tavole Costitutive + 2 Allegati) dalla Scuola Italiana di
Economia Razionale in molti anni di studio e di ricerca, oltre ad utilizzare due simboli unificati,
la Cartella H e l’Assegno H, emessi
dalla stessa Fondazione ed espressione di una speciale moneta di conto insvalutabile
denominata “Hallis”, il cui cambio iniziale
con le singole monete nazionali –
secondo l’Art. 45 delle Tavole Costitutive Hallesint – “ è fissato in base al rapporto di 1 a 0’1 col dollaro”.
Entrambi i simboli (cartelle e
Assegni H) godranno del beneficio di vendita e rimborso a vista, al cambio del
giorno, con la moneta nazionale (Cfr. Artt. 48 e 49 delle Tavole Costitutive Hallis).
La CARTELLA HALLESINT sarà
un titolo di investimento che ” avrà la funzione di raccogliere il risparmio non investito direttamente. Gli organi
della Fondazione (il Consiglio Generale
FUH – Art. 39 TC) investiranno tale risparmio
con criteri di selezionamento e di frazionamento
del rischio ( assicurazione),
nonché di governo della nuova produzione, secondo le prevedibili esigenze
del mercato. E così facendo, realizzeranno due finalità: da
un lato costituiranno un patrimonio di
garanzia delle Cartelle emesse e, dall’altro, provocheranno la vendita di quella parte
di produzione che – senza il loro intervento – resterebbe
invenduta”. (
Tratto da “Basta con le inflazioni e le deflazioni” di
Francesco Geraci - 1947, pag. 23 )
L’ASSEGNO HALLESINT
(invece), “ sarà un titolo di pagamento internazionale, che
consentirà il trasferimento del risparmio
e delle materie prime dalle nazioni
che ne esuberanno ( quelle più sviluppate dell’Occidente e dell’area asiatica: nostra
annotazione > contestualizzata < ai primi decenni del Duemila) verso
quelle che ne difettano. Queste ultime
(importatrici)( ovvero, Paesi del “Terzo Mondo” o in
“Via di Sviluppo”: nostra annotazione) venderanno Assegni ed investiranno il
denaro, ricavata da tale vendita coi criteri detti sopra, a garanzia delle
eccedenze di importazione; mentre le prime ( esportatrici) venderanno Cartelle
e si serviranno del relativo incasso per rimborsare gli Assegni che perverranno
in esse a pagamento delle maggiori esportazioni.
Si avrà, quali conseguenze positive di tale meccanismo
Cartelle Hallis - Assegni Hallis, che “ le
Cartelle acquistate dai risparmiatori di queste nazioni esportatrici ( Paesi
industrializzati occidentali o asiatici: nostra annotazione), saranno garantite
dagli investimenti fatti nelle prime ( importatrici) Paesi del “Terzo Mondo” o
in “Via di Sviluppo”: nostra annotazione), ottenendo l’emigrazione del
risparmio ed il trasferimento delle materie prime, senza aver provocato alcun
perturbamento nel cambio delle monete delle varie nazioni, cioè senza danno per
quelle importatrici e con le dovute garanzie
per quelle esportatrici ( e senza alcuna complicazione politica) “.
Un altro grande vantaggio del funzionamento di un simile meccanismo dei simboli Hallis ( Cartelle e Assegni) e che “ la moneta di conto “Hallis” avrà un doppio scopo: di agevolare i conteggi negli scambi internazionali, sganciando il valore degli Assegni e delle Cartelle dalle variazioni di potenza di acquisto delle singole monete nazionali, ed assicurare per ciò stesso i risparmiatori contro il rischio di inflazione”. ( Vedi Francesco Geraci, opera su citata).
E’ chiaro che soltanto la
soluzione radicale del problema economico ( + produzione > + occupazione > + profitti
e salari > più potere d’acquisto della moneta = volume del consumo rapportato al volume della
produzione, di quel determinato reale ciclo produttivo), può risolvere i gravi
problemi congiunturali legati al mercato in generale, e a quello mondiale, in
particolare.
Infatti tale soluzione deve “ rendere possibile la trasformazione di tutto il risparmio depositato nelle banche in nuovi capitali produttivi, sia che esso abbia la forma monetaria e sia quella di prodotti non venduti, ma utilizzabili. Ma data la disparità di risparmio – non solo tra le diverse categorie sociali di una stessa nazione, ma anche fra le diverse nazioni – e tenendo conto della diversa distribuzione delle materie prime indispensabili alla produzione, è necessario che il risparmio possa emigrare e che le materie prime possano trasferirsi. Questo potrà verificarsi rendendo il mondo un unico mercato ( Tratto da Francesco Geraci – Anno 1947 “ Basta con le inflazioni e le deflazioni).
Ecco perché, in attesa che tale mercato mondiale
– governato, però, secondo il sistema
razionale della scienza del mercato, quello ideato da Agostino Maria Trucco e perfezionato
dai suoi geniali discepoli – possa essere realizzato, abbiamo indicato agli
studiosi di economia di tutto il mondo, ed in particolare a quelli europei ed
italiani, la possibilità che nel Terzo
Millennio possa - per volontà degli stessi Stati aderenti che si affacciano su
ambedue le sponde del Mar Mediterraneo – istituirsi, con il vantaggio di tutti
e nel benessere sociale ed economico diffuso, quel grande e vasto MERCATO COMUNE DELL’AREA MEDITERRANEA, di cui
abbiamo ampiamente trattato nei capitoli precedenti (Cfr. seconda
parte del presente lavoro)