Dott. Giuseppe Giglio – sociologo
giornalista e scrittore www.giuseppegiglio.com
Blog: dovelaverita.blogspot.com E-mail: giugiglio@virgilio.it Tel Fax 0773.
663401 (LATINA ) Italy
COME GARANTIRE
A - Lo scenario attuale
Dopo il crollo delle Borse americane e di quelle europee ed asiatiche in questo ottobre 2008, che ricorda l’infausto crollo delle Torri gemelle del settembre 2001, lo Stato è ritornato ad essere “il padrone” delle rispettive banche nazionali, intervenendo con massicci stanziamenti di denaro a sostegno delle gravi perdite subite da quest’ultime. Si è cercato così di arginare la grave crisi finanziaria che, con effetto domino, ha investito l’economia mondiale.
Ma con tale intervento governativo, che in Europa ha visto finalmente esprimere con una sola voce le misure finanziarie elaborate di comune accordo - dando così nuova fiducia a investitori e risparmiatori, piccoli e grandi che siano – non è detto che la tempesta è passata. Anzi serpeggia la preoccupazione che tale crisi finanziaria possa contagiare la produzione ed i consumi, per cui il passaggio dalla economia “di carta” alla economia “reale” diviene sempre più possibile.
Il rischio, allora, è quello di generare una effettiva e pesante recessione industriale, con chiusure di fabbriche e di aziende, licenziamenti e disoccupazione crescente, agitazioni sindacali e guerriglie urbane. Così come è avvenuto nella storia con la “grande depressione” degli Anni Trenta. Ed, in particolar modo, qualora ogni singolo Stato agisca per conto proprio, senza una concertazione con tutti gli altri, e adottando rigide misure di nazionalizzazione di banche e interventi di politica economica di tipo protezionistico (dazi sulle importazioni, restrizioni del credito a famiglie e imprese, inasprimento fiscale, ecc.). Se si dovesse verificare, cioè, più statalismo e più protezionismo nell’odierno mercato globalizzato, soffocando in tal modo la libertà d’impresa e di investimento, allora sì che diventerebbe stagnante la recessione economica mondiale, e per lunghi anni, riproponendo scene di miseria e di malessere sociale, tale da scatenare possibili guerre, con indescrivibile sofferenze, morti e distruzioni. Così come è avvenuto subito dopo la crisi del ’29, con lo scoppio della 2^ Guerra Mondiale del secolo appena trascorso.
B -
La soluzione alla crisi: le Agenzie di
Credito e di investimento
Eppure
la soluzione di uscire, relativamente in poco tempo, dal tunnel della recessione nelle nazioni industrializzate ed altamente
tecnologizzate, in particolare nel nostro Paese, l’Italia, esiste. Basterebbe che ci fosse la volontà politica dei vari governi
(europei, americani e asiatici) di
affiancare, accanto al sistema creditizio
esistente, un altro modello impostato su
un tipo di Banca avente esclusivamente una funzione pubblica e non a scopo di
lucro, quale strumento finanziario a sostegno di famiglie ed imprese.
Andiamo,
perciò, ad illustrare in maniera sintetica i requisiti teorici di tale modello bancario che, per non
confonderlo con quello vigente (che è costituito con altri parametri),
chiameremo modello delle AGENZIE DI CREDITO E DI INVESTIMENTO PER LE IMPRESE (*)
Se noi
consideriamo qual è la natura specifica
di una Banca, dovremmo convenire che
essa è uno strumento economico costituito allo scopo di prestare del denaro a coloro che, per soddisfare i loro bisogni sia
materiali che immateriali, si rivolgono ad essa. In cambio di questa
operazione,
______________________
(*) Si veda, in particolare a pagina 164, paragrafo 3 del mio
libro “Dov’è
la verità? – Le grandi sfide del Terzo Millennio” edizione 2006
C - IL
TRINOMIO CAPITALE – IMPRESA – LAVORO
La nozione del RISPARMIO, allora è la prima parola-chiave, il fattore economico che dà origine alla capitalizzazione (concetto già abbondantemente usato nell’analisi marxiana de “Il Capitale”, ma con altri significati, che, tra l’altro, non valorizzano L’IMPRESA e cronicizzano, invece di eliminarlo o di ridurlo, il conflitto CAPITALE-LAVORO).
Il Risparmio,
rastrellato dalle Banche di ogni Paese e di ogni continente e se utilizzato
proficuamente a vantaggio sia di ogni singola azienda o fabbrica che
dell’intero “sistema economico mondiale”, è il fattore che permette la piena occupazione, il benessere e la crescita di una nazione. Ma non
agisce da solo. Esso è interdipendente
e interagente con atri due, l’IMPRESA ed il LAVORO. Tutti e tre vanno a costituire il primo nucleo fondante
dell’economia che gli economisti definiscono trinomio economico essenziale dello sviluppo economico di una nazione.
Ma non è detto che ciò si verifichi. Perché il RISPARMIO, che può essere paragonato ad un liquido come l’acqua o il sangue che scorrono rispettivamente in un serbatoio (= mercato interno) o in un organismo animale (= organismo sociale), nel suo percorso (= ciclo economico) incontra degli ostacoli (= strozzature), per cui si originano altri percorsi che ne fanno diminuire la sua portata complessiva al termine del ciclo, giungendo così quasi esangue alle imprese di produzione.
Fuor di metafora, il RISPARMIO (il liquido-moneta), comprende il denaro depositato nelle Banche, unitamente a quello che viene consumato non in modo produttivo, ovvero senza che sia investito nell’impresa, oppure consumato per beni non essenziali o voluttari (= lo sperpero) o assorbito dalle imposte e tasse ( = l’erario dello Stato), oltre che congelato (= tesaurizzazione, ossia la moneta bloccata nei forzieri delle Banche per sostenere i vari rischi). Tra questi c’è il rischio di svalutazione della moneta e quindi del suo potere d’acquisto o quello per garantirsi un certo margine di liquidità, efficace qualora si dovesse affrontare una propria congiuntura sfavorevole, oppure per cautelarsi nell’investimento dei propri risparmi. Cfr.: In particolare, il rischio di immobilizzo (difficoltà a recuperare il proprio denaro in caso di necessità); il rischio di investimento (paura di perdita parziale o totale del risparmio investito in titoli e obbligazioni o altro) e il rischio di svalutazione ( il timore di una riduzione del valore della moneta)
D –
Il
problema principale allora è quello di fondare un tipo particolare di Banca centrale ad interesse pubblico e tante
altre simili a livello periferico (possibilmente uno sportello in ogni regione
o distretto, dislocato con
prevalenza nelle aree depresse
del Sud di uno Stato). Tanti
istituti di credito dello stesso tipo, pertanto, che perseguano l’interesse generale di un Paese (e non
l’interesse privato di singoli o di particolari lobby), che siano in grado di
erogare finanziamenti con un basso tasso d’interesse per le imprese produttive e sia al servizio di individui, famiglie ed
imprese che vogliano cimentarsi nei vari rami (o settori) della produzione
quali l’EDILIZIA (in particolare, quella
popolare),
E – PIU’ OCCUPAZIONE E PIU’ POSTI DI LAVORO STABILI E NON PRECARI
Andiamo a specificare meglio l’ipotesi di questo modello di Banche, che non sostituiscono affatto il modello vigente attualmente in ogni Stato, in quanto conferiscono la possibilità a quest’ultime di poter continuare ad operare regolarmente, così come fanno a tutt’oggi (anche se sarebbe auspicabile, con i vari scandali avvenuti e la bancarotta di alcune di esse – in Italia, Cirio e Parmalat ne sono un cattivo esempio – poter rivedere le regole di tutto l’attuale sistema bancario e riformularne delle nuove).
Pertanto, il principale
scopo di queste nuove Banche ad
interesse pubblico (simili a Banche etiche)
e a servizio della collettività e della crescita economica delle imprese
produttive e manifatturiere, è quello di poter accedere più facilmente
al credito, al fine di dare un forte
impulso al volano
della produzione e, contemporaneamente,
poter innalzare salari e stipendi (con
defiscalizzazioni anche nella sfera delle pensioni, in modo da accrescere
sensibilmente il potere di acquisto dei consumatori finali, ovvero delle
famiglie, in particolare quelle monoreddito).
F- IL MECCANISMO VIRTUOSO PRODUZIONE-CONSUMO
Con
tale MODULO BANCARIO si va a sollecitare un circuito virtuoso, ovvero
più produzione > più produttività >
possibilità di aumento delle retribuzioni di salari e stipendi >
defiscalizzazione delle pensioni > aumento del potere dì acquisto delle famiglie > incremento dei consumi
sia di beni che di servizi > incremento
nelle possibilità dI risparmio > E QUINDI > nuovo denaro che entra nelle
Banche.
Così si chiude un ciclo e ne ricomincia un
altro. E così avviene per lunghi anni, garantendo
una occupazione stabile nel tempo da parte delle imprese, oltre che un rafforzamento del potere di acquisto di salari e stipendi ( legati, questi, all’andamento positivo di un surplus di PRODUTTIVITA’ delle
aziende).
Tale circuito positivo del liquido-moneta permetterebbe la stabilità dell’occupazione e del potere d’acquisto della moneta circolante, con rilevanti e crescenti nuovi posti di lavoro, garantendo così, per un lungo periodo, benessere, ordine e sicurezza a tutto il corpo sociale.
Vi
chiederete, però, se con tale rincorsa
fra PRODUZIONE E CONSUMO si possa incappare nel
rischio di scatenare un innalzamento della INFLAZIONE da domanda,
timore che in questi anni ha
attanagliato
Ebbene, l’aumento della INFLAZIONE si verifica allorché si verifica un eccesso di DOMANDA non compensata da un corrispettivo incremento della PRODUZIONE, venendosi a rompere, in tal modo, l’equilibrio fra la domanda ( la richiesta di beni e servizi) e l’offerta ( volume di beni e servizi prodotti), in termini di PIL ( prodotto interno lordo, ovvero la ricchezza prodotta da un Paese), che , tra l’altro, e anche il risultato complessivo relativo, non solo al mercato interno ad una nazione, ma anche quello risultante dalla rete di rapporti innumerevoli del mercato.
Ciò non
può verificarsi con il funzionamento di modello di Banca ad hoc, istituita a
scopo sociale.
H - I COMITATI D’IMPRESA DI SETTORE
In
altre parole, con il RISPARMIO accumulato
(denaro in entrata) - tramite il
deposito di moneta effettuato dai risparmiatori (semplici cittadini, famiglie,
ma soprattuto aziende e imprese, le più disparate) –
queste Banche permetterebbero, in misura
consistente, di finanziare (denaro in
uscita), mediante l’avallo e l’autorizzazione da parte di uno specifico Organo di Esperti della stessa Banca in
questione, ogni progetto ritenuto, particolarmente
valido a sostenere lo sviluppo complessivo di uno specifico
territorio o area geografica di una nazione.
Ma come reintegrare il CAPITALE in uscita, ovvero quello trasferitosi nelle mani degli imprenditori per finanziare i loro progetti, secondo specifici e circostanziati settori (o rami produttivi)?
E qui è l’altra novità di
questo tipo di Banche particolari: la costituzione di specifici COMITATI D’IMPRESA DI SETTORE (uno per ogni sportello bancario
di tali erigende Banche regionali o distrettuali, relativo ai vari e molteplici
rami produttivi: ramo dell’edilizia, dei trasporti, oppure a quello della
sanità o quello dell’agricoltura e così via). Tali Comitati si
presentano con il loro progetto allo sportello specifico, per chiedere l’erogazione di adeguati finanziamenti ( = capitali
produttivi). Si possono costituire, perciò, tanti COMITATI D’IMPRESA per quanti
sono i settori produttivi elencati. E tali Comitati si formano per libera iniziativa e sollecitati
evidentemente dal proprio tornaconto
personale (= il proprio interesse) che è la molla della libertà d’impresa, senza la quale tutto
ristagna e ogni iniziativa di produzione non nasce.
I–
Così,
i Comitati d’Impresa ricevono da queste particolari Banche il denaro
sufficiente a far decollare la loro azienda, con l’impegno di restituire il
capitale finanziario ricevuto con l’aggiunta, a scadenze reciprocamente pattuite
dai due contraenti, della somma generato dal tasso d’interesse concordato dalle parti..
Sorge, pertanto, la domanda: “Come viene
ricostituito il Capitale in uscita ceduto
dalle Banche agli imprenditori” ?
Mediante l’incasso, a scadenza fissa, di tutta quella moneta ricavata da un tasso d’interesse pattuito col debitore (che è leggermente superiore a quello stabilito per il credito concesso al depositante). Si forma così nelle casse di tali Banche sociali una ingente somma di denaro che va a ricostituire quello uscito nel ciclo precedente.
Ora il liquido-moneta può iniziare nuovamente un nuovo percorso ciclico nel corpo sociale (in questo caso, dalla Banca > all’Impresa), e così, teoricamente, avviene all’infinito, e con una serie innumerevole di passaggi di mano (= circolazione monetaria continua e ciclica: dalla Impresa > alla Banca e dalla Banca > all’ Impresa).
L– GLI UTILI VENGONO REINVESTITI NEI SETTORI PRODUTTIVI
Tutto ciò, insieme ad altre operazioni bancarie sicure e stabili, garantiti dallo Stato (in particolare, la conversione di parte del risparmio bancario nelle Cartelle o titoli di Bot e di Cct) va a costituire gli utili della Banca.
Utili
che, tolta la somma relativa a quella parte di liquidità necessaria alla gestione amministrativa e al pagamento
degli stipendi di tutto il personale (quest’ultimo non deve essere
pletorico, ma strettamente necessario al funzionamento regolare di queste
particolari Banche) - unitamente agli importi riguardanti le tasse devolute all’erario dello Stato - non vengono
distribuiti ad alcun socio,
perché non esistono soci in tali Banche, ma
operatori sociali e Consiglio di Amministrazione a servizio della produzione dell’intera
comunità locale o territoriale, e via via fino a
quella a quella nazionale e oltre.
M– ESCLUSIONE DEI POLITICI DALLA GESTIONE DELLE BANCHE
ETICHE
Occorre precisare che nella gestione amministrativa, finanziaria e contabile di tali Banche non c’è posto per alcun politico di turno ( per quanto è stato detto in precedenza ( vedi: la frequenza di collusione tra affari e politica, con inevitabili casi di corruzione, concussione, ecc. verificati in questi ultimi tempi in Italia).
Già Tangentopoli, con il pool di “ Mani Pulite” aveva sollevato anni addietro il coperchio di azioni malavitose in ogni settore della vita associata: dagli scandali della giustizia a quelli avvenuti nel sistema bancario (Cirio e Parmalat, in primis), fino a quelli più recenti, quelli che hanno infangato la sanità e lo sport, in particolare il mondo del calcio (= calciopoli).
Il grosso problema – e ne siamo consapevoli – è come scalzare la classe politica che governa ( sia di destra che di sinistra) dalla gestione della cosa pubblica. Perché, in verità, molti politici parlano nei loro proclami di perseguire “l’interesse generale del Paese”, mentre nella realtà non fanno altro che pensare a “coltivare il proprio orticello”, ovvero, il proprio interesse particolare, legato alla propria persona ( eccesso di protagonismo) e al proprio gruppo di appartenenza ( la propria lobby o propria casta). Il loro intento, infatti, è quello di conservare e accrescere ( = fame di potere e di ricchezza) privilegi, prebende e guadagni astronomici, unitamente al desiderio smodato di acquistare maggior prestigio, rispetto e millantata onorabilità agli occhi del proprio elettorato accondiscendente.
Ritornando
alla gestione delle nostre Banche ad indirizzo pubblico e nell’esclusivo
interesse generale della collettività e del suo benessere, è bene
precisare che tale Consiglio di Amministrazione controlla
e sorveglia affinché il capitale
finanziario prestato alle imprese dia i
suoi frutti, e gli imprenditori,
una volta intascato il denaro pubblico, non divengano
“uccel di bosco”, oppure chiudano i battenti dei loro impianti, dichiarando forfait. Così, avveniva spesso con la
famigerata Cassa
per il Mezzogiorno, la cui erogazione a pioggia dei fondi statali
agli imprenditori locali del Sud d’Italia ha potuto permettere, in tanti casi,
l’arricchimento fraudolento di molti di loro.
N– MENO TASSE PER I CITTADINI CONTRIBUENTI E
Inoltre, tali utili ( udite!, udite! ) vanno a capitalizzare il fondo di gestione della stessa Banca, da cui lo stesso Stato, che le ha costituite, può attingere denaro a seconda delle necessità di bilancio del suo DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria).
Si ottiene, di
converso, un ulteriore vantaggio per il cittadino contribuente: quello, cioè, di non essere gravato ulteriormente
dalle tasse e dalle imposte da parte dello Stato.
In tal modo, lo Stato può attingere fondi direttamente da quelle Banche, che lui stesso ha costituito, e devolverli per finanziare progetti di utilità sociale, come la creazione di nuove metropolitane, di nuove linee ferroviarie, di nuove autostrade, oppure il recupero archeologico di “tesori nascosti” ( si vedano, ad esempio, gli scavi di Pompei ed il suo degrado di conservazione storica). Ed ancora, la costruzione di nuovi porti e nuovi ospedali e nuovi centri sportivi, con piscine, parchi e giardini per la collettività, e via via tante altre strutture in grado di migliorare il tenore di vita dei cittadini, compresi alberghi e case di riposo per anziani e pensionati e progetti per il risanamento ambientale di zone degradate da uno sviluppo dissennato di coste, colline e montagne, operate da speculatori senza remore e senza alcuno scrupolo nei riguardi della propria comunità territoriale.
E se poi per ogni transazione monetaria si potesse utilizzare la tanto diffusa CARTA DI CREDITO, non ci sarebbe quasi più bisogno del controllo degli EVASORI da parte della Guardia di Finanza, perché l’intera circolazione del denaro ( sia in entrata che in uscita) sarebbe sotto controllo. Non sarebbe tutto ciò un qualcosa di meraviglioso per l’onesto cittadino contribuente?
O – ISTITUTI DI CREDITO A SERVIZIO DEL BENESSERE DELLA
NAZIONE
Dalla costituzione di simili Banche a funzione
pubblica e non privatistica, istituiti per volontà politica e di governo dallo
Stato, dunque, scaturirebbero occupazione
e lavoro per tutti, specialmente per i giovani, oltre che un
benessere generalizzato e la speranza di un domani sempre migliore per le nuove
generazioni.
A condizione, però, che la gestione bancaria sia vigile, saggia ed estremamente oculata da parte dei suoi dirigenti selezionati professionalmente e moralmente irreprensibili. No, pertanto, ai manager truffaldini e faciloni nell’affrontare i vari rischi di gestione del danaro di queste Banche, la cui missione – lo ripetiamo ancora – è quella di essere al servizio dell’attività produttiva, al fine di garantire il massimo di benessere all’intera collettività locale e nazionale, fino ad arrivare, un giorno; a quella internazionale, qualora tale modello di Banche sociali o etiche dovesse estendersi agli Stati degli altri continenti.
P -
Ciò che sarebbe di certo auspicabile, dovrebbe
essere la creazione di una BANCA
MONDIALE sui generis, con le stesse caratteristiche fin qui descritte per le Banche sociali o etiche.. E’ quanto illustri studiosi di economia hanno teorizzato
oltre mezzo secolo fa, tra cui Agostino Maria Trucco (nato a Genova il 20.3.1865
e morto a Roma il 5.4.1940), il fondatore dell’Hallesismo, quel movimento
economico-culturale che prevedeva la istituzione di un Ente mondiale, la “Fondazione Universale Halles-int”
simile ad una Banca Mondiale, la quale avrebbe dovuto perseguire scopi altamente sociali
e umanitari per l’intero mondo (*).
Brevemente, questa Fondazione, se fosse sorta, avrebbe utilizzato due nuovi e specifici strumenti monetari, le “Cartelle Halles-int” (titoli di Risparmio), atte a raccogliere moneta ( e quindi Risparmio) da qualsiasi parte fosse pervenuta, e gli “Assegni Halles-int” (titoli di Pagamento), per assolvere ad esigenze di disponibilità di moneta (= liquidità) per investitori e imprenditori.
Tali operazioni bancarie, gestite da Banche locali Hallesint – quali filiazione della menzionata Banca Mondiale Hallesint – sarebbero stati espresse in una moneta di conto mondiale denominata Hallis ( = mercato ), simile a ciò che si è realizzato in Europa con la moneta unica, l’EURO).
Tale
moneta, emessa dalla suddetta Fondazione bancaria, avrebbe
dovuto disciplinare il MERCATO mondiale ( oggi realizzatosi con la
“globalizzazione economica” in virtù del modello dominante del neoliberismo ), e nel contempo regolare il flusso delle monete in circolazione
non solo a livello locale, nazionale ed
europeo, ma anche a quello mondiale, ed in particolare
gestire con efficacia le relazioni commerciali
e monetarie tra i Paesi industrializzati
dell’Occidente ed i Paesi
sottosviluppati o in via di sviluppo del Terzo e Quarto Mondo.
(
Per maggior delucidazioni si consulti il volume “
Gli effetti positivi di questa Teoria economico-monetaria, se fosse stata condivisa e attuata, a suo tempo, dagli Stati della
Terra, avrebbe determinato la diffusione
del benessere generalizzato non solo in Occidente, ma anche in quei Paesi del Sud del mondo, tormentati dalla fame e dalla povertà, oltre che
dalle dittature e dalle guerre interminabili fra etnie diverse ( vedi, oggi
2008, la tragedia del Congo), e soprattutto dalla esplosione del fenomeno delle emigrazione clandestina, con tutto quello che ne consegue
negativamente. Si consideri, inoltre, quello che accade
oggi in Medioriente
per comprendere la
necessità di intervenire da parte dei potenti della Terra con un disegno
sistemico di politica economica, non da parte di un singolo stato, ma
concertato a livello di Stati del mondo. Ma
questo è un altro discorso!
________________________
Si veda una breve sintesi nel paragrafo 13° “L’Hallesismo, un
mercato mondiale” di pagina 173 del mio libro “Dov’è la verità? – Le grandi sfide del Terzo Millennio
“- edizione 2006