Dott. Giuseppe Giglio –  sociologo  giornalista e scrittore    www.giuseppegiglio.com

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COME GARANTIRE LA RIPRESA ECONOMICA E LA CRESCITA  DELL’OCCUPAZIONE

 

A - Lo scenario attuale

Dopo il crollo delle Borse americane e di quelle europee ed asiatiche in questo ottobre 2008, che ricorda l’infausto crollo delle Torri gemelle del  settembre 2001,  lo Stato è ritornato ad essere “il padrone” delle rispettive banche nazionali, intervenendo con massicci stanziamenti di denaro a  sostegno delle gravi perdite subite da quest’ultime. Si è cercato così di arginare la grave crisi finanziaria che, con effetto domino, ha investito l’economia mondiale.

Ma con tale intervento governativo, che in Europa ha visto finalmente esprimere con una sola voce le misure finanziarie elaborate di comune accordo - dando così nuova  fiducia a investitori e risparmiatori, piccoli e grandi che siano – non è detto che la tempesta è passata. Anzi serpeggia la preoccupazione che tale crisi finanziaria possa contagiare la produzione ed i consumi, per cui il passaggio dalla economia “di carta” alla economia “reale” diviene sempre più possibile.

Il rischio, allora, è quello di generare una effettiva e pesante recessione industriale, con chiusure di fabbriche e di aziende, licenziamenti e disoccupazione crescente, agitazioni sindacali e guerriglie urbane. Così come è avvenuto nella storia con la “grande depressione” degli Anni Trenta. Ed, in particolar modo, qualora ogni singolo Stato agisca per conto proprio, senza una concertazione con tutti gli altri, e adottando rigide misure di nazionalizzazione di banche e interventi di politica economica di tipo protezionistico (dazi sulle importazioni, restrizioni del credito a famiglie e imprese, inasprimento fiscale, ecc.). Se si dovesse verificare, cioè, più statalismo e più protezionismo nell’odierno mercato globalizzato, soffocando in tal modo la libertà d’impresa e di investimento, allora sì che diventerebbe stagnante la recessione economica mondiale, e per lunghi anni, riproponendo scene di miseria e di malessere sociale, tale da scatenare possibili guerre, con indescrivibile sofferenze, morti e distruzioni. Così come è avvenuto subito dopo la crisi del ’29, con lo scoppio della 2^ Guerra Mondiale del secolo appena trascorso.

 

B - La soluzione alla crisi: le Agenzie di Credito e di investimento

 

Eppure la soluzione di uscire, relativamente in poco tempo, dal tunnel della recessione nelle nazioni industrializzate ed altamente tecnologizzate, in particolare nel nostro Paese, l’Italia, esiste. Basterebbe che ci fosse la volontà politica dei vari governi (europei, americani e asiatici) di  affiancare, accanto al sistema creditizio esistente, un altro modello impostato su un tipo di Banca avente esclusivamente una funzione pubblica e non a scopo di lucro, quale strumento finanziario a sostegno di famiglie ed imprese.

Andiamo, perciò, ad illustrare in maniera sintetica i requisiti teorici di tale modello bancario che, per non confonderlo con quello vigente (che è costituito con altri parametri), chiameremo modello delle AGENZIE DI CREDITO E DI INVESTIMENTO PER LE IMPRESE (*)

Se noi consideriamo qual è la natura specifica di una Banca, dovremmo convenire che essa è uno strumento economico costituito allo scopo di prestare del denaro a coloro che, per soddisfare i loro bisogni sia materiali che immateriali, si rivolgono ad essa. In cambio di questa operazione, la Banca, riceve un certo interesse diluito nel tempo e con scadenze fisse. Ma oltre a tale compito, la Banca svolge quello di accettare denaro da chi lo possiede, dando in cambio a costui un certo interesse (che è inferiore a quello del prestito da essa erogato al richiedente). E ciò che costituisce il RISPARMIO. Il Risparmio tesaurizzato è la condizione che permette gli investimenti alle imprese.

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(*) Si veda, in particolare a pagina 164, paragrafo 3 del mio libro “Dov’è la verità? – Le grandi sfide del Terzo Millennio” edizione 2006

C - IL TRINOMIO CAPITALE – IMPRESA – LAVORO

 

La nozione del RISPARMIO, allora è la prima parola-chiave, il fattore economico che dà origine alla capitalizzazione (concetto già abbondantemente usato nell’analisi marxiana de “Il Capitale”, ma con altri significati, che, tra l’altro, non valorizzano L’IMPRESA e cronicizzano, invece di eliminarlo o di ridurlo, il conflitto CAPITALE-LAVORO).

Il Risparmio, rastrellato dalle Banche di ogni Paese e di ogni continente e se utilizzato proficuamente a vantaggio sia di ogni singola azienda o fabbrica che dell’intero “sistema economico mondiale”,  è il fattore che permette la piena occupazione, il benessere  e la crescita di una nazione. Ma non agisce da solo. Esso è interdipendente e interagente con atri due, l’IMPRESA ed il LAVORO. Tutti e tre vanno a costituire il primo nucleo fondante dell’economia che gli economisti definiscono trinomio economico essenziale dello sviluppo economico di una nazione.

 

Ma non è detto che ciò si verifichi.  Perché il RISPARMIO, che può essere paragonato ad un liquido come l’acqua o il sangue che scorrono rispettivamente in un serbatoio (= mercato interno)  o in un organismo animale (=  organismo sociale), nel suo percorso (= ciclo economico) incontra degli ostacoli (= strozzature), per cui si originano altri percorsi che ne fanno diminuire la sua portata complessiva al termine del ciclo, giungendo così quasi esangue alle imprese di produzione.

Fuor di metafora, il RISPARMIO (il liquido-moneta), comprende il denaro depositato nelle Banche, unitamente a quello che viene consumato non in modo produttivo, ovvero senza che sia investito nell’impresa, oppure consumato per beni non essenziali o voluttari (= lo sperpero) o assorbito dalle imposte e tasse ( = l’erario dello Stato), oltre che congelato (= tesaurizzazione, ossia la moneta bloccata nei forzieri delle Banche per sostenere i vari rischi). Tra questi c’è il rischio di svalutazione della moneta e quindi del suo potere d’acquisto o quello per garantirsi un certo margine di liquidità, efficace qualora si dovesse affrontare una propria congiuntura sfavorevole, oppure  per cautelarsi nell’investimento dei propri risparmi. Cfr.: In particolare, il rischio di immobilizzo (difficoltà a recuperare il proprio denaro in caso di necessità); il rischio di investimento (paura di perdita parziale o totale del risparmio investito in titoli e obbligazioni o altro) e il rischio di svalutazione ( il timore di una riduzione del valore della moneta)

 

DLA CREAZIONE DI BANCHE AD HOC

 

Il problema principale allora è quello di fondare un tipo particolare di Banca centrale ad interesse pubblico e tante altre simili a livello periferico (possibilmente uno sportello in ogni regione o distretto, dislocato con  prevalenza nelle aree depresse del Sud di uno Stato). Tanti istituti di credito dello stesso tipo, pertanto, che perseguano l’interesse generale di un Paese (e non l’interesse privato di singoli o di particolari lobby), che siano in grado di erogare finanziamenti con un basso tasso d’interesse per  le imprese produttive e sia al servizio di individui, famiglie ed imprese che vogliano cimentarsi nei vari rami (o settori) della produzione quali l’EDILIZIA (in particolare, quella popolare), la SANITA(in particolare, assistenza agli indigenti), la SCUOLA ( in particolare per l’integrazione con gli immigrati regolari), i TRASPORTI (aree urbane ed extraurbane, metropolitane, ecc.), le ENERGIE ALTERNATIVE (fotovoltaiche, eoliche, ecc.), la TUTELA AMBIENTALE (giardini pubblici, parchi protetti, salvaguardia di monumenti ed opere d’Arte, ecc.), il TURISMO (alberghi, ristorazione, ecc.), e poi, l’AGRICOLTURA, le TELECOMUNICAZIONI, l’ industria MECCANICA,  la CHIMICA e così via. In definitiva, si tratta di Banche istituite con l’avallo ed il finanziamento iniziale del governo di uno Stato, gestite da privati (con esclusione dal Consiglio di Amministrazione di qualsiasi personaggio politico o di governo, onde evitare la mala pianta della collusione o di accordo fraudolento tra affari e politica, con tutti gli scandali di cui siamo testimoni da anni).

E PIU’ OCCUPAZIONE E PIU’ POSTI DI LAVORO STABILI E NON PRECARI

 

Andiamo a specificare meglio  l’ipotesi di questo modello di Banche, che non sostituiscono affatto il modello vigente attualmente in ogni Stato, in quanto conferiscono la possibilità a quest’ultime di poter continuare ad operare regolarmente, così come fanno a tutt’oggi (anche se sarebbe auspicabile, con i vari scandali avvenuti e la bancarotta di alcune di esse – in Italia, Cirio e Parmalat  ne sono un cattivo esempio – poter rivedere le regole di tutto l’attuale sistema bancario e riformularne delle nuove).

 

Pertanto, il principale scopo di queste nuove Banche ad interesse pubblico (simili a Banche etiche) e a servizio della collettività e della crescita economica delle imprese produttive e manifatturiere,  è quello di poter accedere più facilmente al credito, al fine di dare  un forte impulso al volano

della produzione e, contemporaneamente, poter   innalzare salari e stipendi (con defiscalizzazioni anche nella sfera delle pensioni, in modo da accrescere sensibilmente il potere di acquisto dei consumatori finali, ovvero delle famiglie, in particolare quelle monoreddito).

 

F- IL MECCANISMO VIRTUOSO PRODUZIONE-CONSUMO

 

Con tale MODULO BANCARIO si va a sollecitare un circuito virtuoso, ovvero

più  produzione > più produttività > possibilità di aumento delle retribuzioni di salari e stipendi > defiscalizzazione delle pensioni > aumento del potere dì acquisto   delle famiglie > incremento dei consumi sia di beni che di servizi > incremento

nelle possibilità dI risparmio > E QUINDI > nuovo denaro che entra nelle Banche.

 

Così si chiude un ciclo e ne ricomincia un altro. E così avviene per lunghi anni, garantendo una occupazione stabile nel tempo da parte delle  imprese, oltre che un rafforzamento  del potere di acquisto di   salari e stipendi ( legati, questi,  all’andamento positivo di un surplus di  PRODUTTIVITA’ delle aziende).

Tale circuito positivo del liquido-moneta permetterebbe la stabilità dell’occupazione e del potere d’acquisto della moneta circolante, con rilevanti e crescenti nuovi posti di lavoro, garantendo così, per un lungo periodo, benessere, ordine e sicurezza a tutto il corpo sociale.

 

G IL TIMORE DELL’INFLAZIONE

 

Vi chiederete, però,  se con tale rincorsa fra PRODUZIONE E CONSUMO si possa incappare nel rischio di scatenare un innalzamento della INFLAZIONE da domanda, timore che  in questi anni ha attanagliato la Bce ( la Banca centrale europea), la quale ha operato a mantenere costantemente  sotto controllo il tasso di interesse per i depositi nelle Banche dell’eurozona, e contemporaneamente lasciando invariato il tasso di cambio dell’Euro col dollaro e permettendo, così, che la moneta unica europea seguisse l’andamento dei mercati internazionali ( cfr.:  bilancia commerciale e bilancia dei pagamenti).

Ebbene, l’aumento della INFLAZIONE si verifica allorché si verifica un eccesso di DOMANDA non compensata da un corrispettivo incremento della PRODUZIONE,  venendosi a rompere, in tal modo, l’equilibrio fra la domanda ( la richiesta di beni e servizi) e l’offerta ( volume di beni e servizi prodotti), in termini di PIL ( prodotto interno lordo, ovvero la ricchezza prodotta da un Paese), che , tra l’altro, e anche il risultato complessivo relativo, non solo al mercato interno ad una nazione, ma anche quello risultante dalla rete di rapporti innumerevoli del mercato.

Ciò non può verificarsi con il funzionamento di modello di Banca ad hoc, istituita a scopo sociale.

H - I COMITATI D’IMPRESA DI SETTORE

 

In altre parole, con il RISPARMIO accumulato (denaro in entrata) - tramite il deposito di moneta effettuato dai risparmiatori (semplici cittadini, famiglie, ma soprattuto aziende e imprese, le più disparate) – queste  Banche permetterebbero, in misura consistente, di finanziare (denaro in uscita), mediante l’avallo e l’autorizzazione da parte di uno specifico Organo di Esperti della stessa Banca in questione,  ogni progetto ritenuto,  particolarmente valido a sostenere lo sviluppo complessivo di uno specifico territorio o area geografica di una nazione.

Ma come reintegrare il CAPITALE in uscita, ovvero quello trasferitosi nelle mani degli imprenditori per finanziare i loro progetti, secondo specifici e circostanziati settori (o rami produttivi)?

 

E qui è l’altra novità di questo tipo di Banche particolari: la costituzione di specifici COMITATI D’IMPRESA DI SETTORE (uno per ogni sportello bancario di tali erigende Banche regionali o distrettuali, relativo ai vari e molteplici rami produttivi: ramo dell’edilizia, dei trasporti, oppure a quello della sanità o quello dell’agricoltura e così via). Tali Comitati si presentano con il loro progetto allo sportello specifico, per chiedere l’erogazione di adeguati finanziamenti ( = capitali produttivi). Si possono costituire, perciò, tanti COMITATI D’IMPRESA per quanti sono i settori produttivi elencati. E tali Comitati si formano per libera iniziativa e sollecitati evidentemente dal proprio tornaconto personale (= il proprio interesse) che è la molla della libertà d’impresa, senza la quale tutto ristagna e ogni iniziativa di produzione non nasce.

 

ILA RICAPITALIZZAZIONE DEL DENARO IN USCITA DALLE BANCHE

 

Così, i Comitati d’Impresa ricevono da queste particolari Banche il denaro sufficiente a far decollare la loro azienda, con l’impegno di restituire il capitale finanziario ricevuto con l’aggiunta, a scadenze reciprocamente pattuite dai due contraenti, della somma generato dal tasso d’interesse concordato dalle parti.. Sorge, pertanto, la domanda: “Come viene ricostituito il Capitale in uscita  ceduto dalle Banche agli imprenditori” ?

Mediante l’incasso, a scadenza fissa,  di tutta quella moneta ricavata da un tasso d’interesse pattuito col debitore (che è leggermente superiore a quello stabilito per il credito concesso al depositante). Si forma così nelle casse di tali Banche sociali una ingente somma di denaro che va a ricostituire quello uscito nel ciclo precedente.

Ora il liquido-moneta può iniziare nuovamente un nuovo percorso ciclico nel corpo sociale (in questo caso, dalla Banca > all’Impresa), e così, teoricamente, avviene all’infinito, e con una serie innumerevole di passaggi di mano (= circolazione monetaria continua e ciclica:   dalla Impresa > alla Banca e dalla Banca > all’ Impresa).

 

LGLI UTILI VENGONO REINVESTITI NEI SETTORI PRODUTTIVI

Tutto ciò, insieme ad altre operazioni bancarie sicure e stabili, garantiti dallo Stato (in particolare, la conversione di parte del risparmio bancario nelle Cartelle o titoli di Bot e di Cct) va a costituire gli utili della Banca.

Utili che, tolta la somma relativa a quella parte di liquidità necessaria alla gestione amministrativa e al pagamento degli stipendi di tutto il personale (quest’ultimo non deve essere pletorico, ma strettamente necessario al funzionamento regolare di queste particolari Banche) - unitamente agli importi riguardanti le tasse devolute all’erario dello Stato -  non vengono  distribuiti ad alcun  socio, perché non esistono soci in tali Banche, ma operatori sociali e Consiglio di Amministrazione a servizio della produzione dell’intera comunità locale o territoriale, e via via fino a quella a quella nazionale e oltre.

M ESCLUSIONE  DEI POLITICI DALLA GESTIONE DELLE BANCHE ETICHE

 

Occorre precisare che nella gestione amministrativa, finanziaria e contabile di tali Banche non c’è posto per alcun  politico di turno ( per quanto è stato detto in precedenza ( vedi: la frequenza di  collusione tra affari e politica,  con inevitabili casi di corruzione, concussione, ecc. verificati in questi ultimi tempi in Italia).

Già Tangentopoli, con il pool di “ Mani Pulite” aveva sollevato anni addietro il coperchio di azioni malavitose in ogni settore della vita associata: dagli scandali della giustizia a quelli avvenuti nel sistema bancario (Cirio e Parmalat, in primis), fino a quelli più recenti, quelli che hanno infangato la sanità e lo sport, in particolare il mondo del calcio (= calciopoli).

Il grosso problema – e ne siamo consapevoli – è come scalzare la classe politica che governa ( sia di destra che di sinistra) dalla gestione della cosa pubblica. Perché, in verità, molti politici parlano nei loro proclami di perseguire “l’interesse generale del Paese”, mentre nella realtà non fanno altro che pensare a “coltivare il proprio orticello”, ovvero, il proprio interesse particolare, legato alla propria persona ( eccesso di protagonismo) e al proprio gruppo di appartenenza ( la propria lobby o propria casta). Il loro intento, infatti, è quello di conservare e accrescere ( = fame di potere e di ricchezza) privilegi, prebende e guadagni astronomici, unitamente al desiderio smodato di acquistare maggior prestigio, rispetto e millantata onorabilità agli occhi del proprio elettorato accondiscendente.

 

Ritornando alla gestione delle nostre Banche ad indirizzo pubblico e nell’esclusivo interesse generale della collettività e del suo benessere, è  bene   precisare    che tale Consiglio di Amministrazione controlla e sorveglia affinché  il capitale finanziario   prestato alle imprese dia i suoi frutti, e gli imprenditori, una volta intascato il denaro pubblico, non divengano “uccel di bosco”, oppure chiudano i battenti dei loro impianti, dichiarando forfait. Così, avveniva spesso con la famigerata Cassa per il Mezzogiorno, la cui erogazione a pioggia dei fondi statali agli imprenditori locali del Sud d’Italia ha potuto permettere, in tanti casi, l’arricchimento fraudolento di molti di loro.

 

NMENO TASSE PER I CITTADINI CONTRIBUENTI  E LA CARTA DI CREDITO 

 

Inoltre, tali utili ( udite!, udite! ) vanno a capitalizzare il fondo di gestione della stessa Banca, da cui lo stesso Stato, che le ha costituite, può attingere denaro a seconda delle necessità di bilancio del suo DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria).

Si ottiene, di converso, un ulteriore vantaggio per il cittadino contribuente: quello, cioè, di non essere gravato ulteriormente dalle tasse e dalle imposte da parte dello Stato.

In tal modo, lo Stato   può attingere   fondi direttamente da quelle Banche, che lui stesso ha costituito,  e devolverli per finanziare progetti di utilità sociale, come la creazione di nuove metropolitane, di nuove linee ferroviarie, di nuove autostrade, oppure il recupero archeologico di “tesori nascosti” ( si vedano, ad esempio, gli scavi di Pompei ed il suo degrado di conservazione storica). Ed ancora, la costruzione di nuovi   porti e nuovi ospedali e nuovi centri sportivi, con piscine, parchi e giardini per la collettività, e via via tante altre strutture in grado di migliorare il tenore di vita  dei cittadini, compresi alberghi e case di riposo per anziani e pensionati e progetti per il risanamento ambientale di zone degradate da uno sviluppo dissennato di coste, colline e montagne, operate da speculatori senza remore e senza alcuno scrupolo nei riguardi della propria comunità territoriale.

E se poi per ogni transazione monetaria si potesse utilizzare la tanto diffusa CARTA DI CREDITO, non ci sarebbe quasi più bisogno del controllo degli EVASORI da parte della Guardia di Finanza, perché l’intera circolazione del denaro ( sia in entrata che in uscita) sarebbe sotto controllo. Non sarebbe tutto ciò un qualcosa di meraviglioso per l’onesto cittadino contribuente?

O ISTITUTI  DI CREDITO A SERVIZIO DEL BENESSERE DELLA NAZIONE

 

Dalla  costituzione di simili Banche a funzione pubblica e non privatistica, istituiti per volontà politica e di governo dallo Stato, dunque,   scaturirebbero   occupazione e lavoro   per tutti,   specialmente per i giovani, oltre che un benessere generalizzato e la speranza di un domani sempre migliore per le nuove generazioni.

A condizione, però, che la gestione bancaria sia vigile, saggia ed estremamente oculata da parte dei suoi dirigenti selezionati professionalmente  e moralmente irreprensibili. No, pertanto, ai manager truffaldini e faciloni nell’affrontare i vari rischi di gestione del danaro di queste Banche, la cui missione – lo ripetiamo ancora – è quella di essere al servizio dell’attività produttiva, al fine di garantire il massimo di benessere all’intera collettività locale  e nazionale, fino ad arrivare, un giorno; a quella internazionale, qualora tale modello di Banche sociali o  etiche dovesse estendersi agli  Stati degli altri continenti.

 

P -  LA BANCA MONDIALE E LA MONETA UNICA UNIVERSALE 

Ciò che sarebbe di certo auspicabile, dovrebbe essere la creazione di una BANCA MONDIALE sui generis, con le stesse caratteristiche fin qui descritte  per le Banche sociali o etiche.. E’ quanto illustri studiosi di economia hanno teorizzato oltre mezzo secolo fa, tra cui Agostino Maria Trucco (nato a Genova il 20.3.1865 e morto a Roma il 5.4.1940), il fondatore dell’Hallesismo, quel movimento economico-culturale che prevedeva la istituzione di un Ente mondiale, la “Fondazione Universale Halles-int simile ad una Banca Mondiale, la quale avrebbe dovuto perseguire scopi altamente sociali e umanitari per l’intero mondo (*).

Brevemente, questa Fondazione, se fosse sorta,  avrebbe utilizzato due nuovi e specifici strumenti monetari, le “Cartelle Halles-int (titoli di Risparmio), atte a raccogliere moneta ( e quindi Risparmio) da qualsiasi parte fosse pervenuta, e gli Assegni Halles-int (titoli di Pagamento), per assolvere ad esigenze di disponibilità di moneta (= liquidità) per investitori e imprenditori.

Tali operazioni bancarie, gestite da Banche locali Hallesintquali filiazione della menzionata Banca Mondiale Hallesint – sarebbero stati espresse in una moneta di conto mondiale denominata Hallis ( = mercato ), simile a ciò che si è realizzato in Europa con la moneta unica, l’EURO).

Tale moneta, emessa dalla suddetta Fondazione bancaria, avrebbe dovuto disciplinare il MERCATO mondiale ( oggi realizzatosi con la “globalizzazione economica” in virtù del modello dominante del neoliberismo ), e nel contempo regolare il flusso delle monete in circolazione non solo a livello locale, nazionale  ed europeo, ma anche a quello mondiale, ed in particolare gestire con efficacia le relazioni commerciali e monetarie tra i Paesi industrializzati dell’Occidente ed i Paesi sottosviluppati o in via di sviluppo del Terzo e Quarto Mondo.

( Per maggior delucidazioni si consulti il volume LA SCIENZA DEL MERCATO – Lo sviluppo è il nuovo nome della pace” di Giorgio Di Domenico – IRE – 1986,  con gli Allegati n° 1 e n° 2 delle TAVOLE COSTITUTIVE FUH ( Fondazione Universale Hallesint)

Gli effetti positivi di questa Teoria economico-monetaria, se fosse stata condivisa  e attuata, a suo tempo, dagli Stati della Terra, avrebbe determinato la diffusione del benessere generalizzato non solo in Occidente, ma anche in quei Paesi del Sud del mondo, tormentati dalla fame e dalla povertà, oltre che dalle dittature e dalle guerre interminabili fra etnie diverse ( vedi, oggi 2008, la tragedia del Congo), e soprattutto dalla esplosione del fenomeno delle emigrazione clandestina, con tutto quello che ne consegue negativamente. Si consideri, inoltre, quello che accade oggi in Medioriente per comprendere  la necessità di intervenire da parte dei potenti della Terra con un disegno sistemico di  politica economica,  non da parte di un singolo stato, ma concertato a livello di Stati del mondo. Ma questo è un altro discorso! 

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Si veda una breve sintesi nel paragrafo 13°  “L’Hallesismo, un mercato mondiale” di pagina 173 del mio libro “Dov’è la verità? – Le grandi sfide del Terzo Millennio “- edizione 2006