L'Agrodolce di Giuseppe Giglio

La validità dell’anti-politica e la mancanza di decisioni

E’ ovvio che le esilaranti esternazioni politiche del comico genovese Grillo nelle piazze d’Italia ha fatto scoppiare il “bubbone” sociale giunto allo stadio di grave “putrefazione”, specialmente con un governo in carica, fatto di tante voci stonate e senza un direttore d’orchestra in grado di ben coordinare l’esecuzione di ogni singolo orchestrale. Sì, perché la gente è stanca di tante cose che non funzionano e non ne può proprio più di sopportare questa situazione di degrado morale, sociale ed economico . E ce l’ha tanto con la politica ed i suoi rappresentanti, ad ogni livello ed istituzione. Le massaie e le famiglie sono stanche di trovare aumentati quasi giornalmente ai supermercati i prezzi di pane, pasta, latte (ossia generi di prima necessità), quando il loro salario o la loro pensione (per coloro che sono fortunati ad averli, mentre chi è disoccupato deve arrangiarsi alla meno peggio) è sempre allo stesso livello di quando riuscivano a sbarcava il proprio lunario in lire. Ora, invece, non riescono ad arrivare con un soldo in tasca all’inizio della terza settimana del mese, con bollette di luce, gas, acqua, telefono e spazzatura sempre in crescendo, anche se il dollaro scende rispetto all’euro (che, al contrario, sale) e la benzina costa sempre di più (ma, il greggio non viene acquistato in dollari ? e perché allora non scende mai di prezzo? Mah! misteri dell’alta finanza di governanti e petrolieri nostrani!). Senza parlare dell’ordine pubblico e della caduta vertiginosa del tasso di sicurezza sociale, in seguito all’ondata dei “nuovi barbari” (leggasi extracomunitari, compresi rumeni, slavi, mussulmani, cinesi e immigrati irregolari). E che dire delle tasse sempre più mangiasoldi per i contribuenti caduti in povertà a causa del carovita , generato in buona parte dall’entrata a regime della moneta euro? O della riforma delle pensioni ? ( alcune “da fame”, a differenza delle pensioni d’oro e di emolumenti e prebende per ministri, parlamentari ed uomini di governo:leggasi, privilegi di casta !) ? O del sostegno alle imprese, con l’abbassamento del cosiddetto “cuneo fiscale”, al fine di promuovere occupazione, crescita e sviluppo alla nostra debole economia? O delle spese per libri, mense scolastiche, asili nidi per chi ha figli e la responsabilità per la loro istruzione? E l’elenco delle lamentazioni e delle sofferenze potrebbe continuare all’infinito, se non dovessimo riportare anche che il cittadino italiano è giunto alla nausea della politica, sia di sinistra che di destra, e di come l’attuale governo, dopo quasi due anni di vita, sia incapace di decidere con autorevolezza le cose urgenti da fare. Ecco perché tale profondo scontento della base ha determinato il fenomeno dell’antipolitica e la richiesta di immediate riforme in ogni settore della vita pubblica, pena l’aggravarsi della situazione e lo sfogo nelle piazze. Non certo con manifestazioni di perbenismo, tipo scolaretti ben educati che sfilano in piazza ben “allineati e coperti” e in modo pacifico (così li vorrebbe un falso e ipocrita sistema democratico!), bensì con la rabbia e la violenza tipiche della guerriglia urbana, alla maniera dei no-global. Ma per evitare questi tristi eventi, occorre che chi ci governa si affretti con urgenza a fare una scelta: quella di decidere, una buona volta!. Decidere che cosa? Non quella di usare i manganelli a destra e a manca o l’olio di ricino per i dissidenti “arrabbiati”( quale potrebbe essere il malaugurato desiderio di molti per il ritorno allo Stato dittatoriale), bensì la decisione di operare per dar corpo alle soluzioni ottimali ( per fisco, pensioni, alloggi popolari, sanità, scuole, trasporti, ecc), elaborate per soddisfare gli interessi, sia generali che settoriali, di famiglie, lavoratori, professionisti ed imprese. Se poi queste soluzioni non dovessero dare, nel breve periodo, dei risultati soddisfacenti, allora il governo in carica e la sua nutrita e vociferante coalizione dovrebbero andarsene a casa. Per lasciare il posto a nuove e veramente democratiche elezioni, dove i cittadini possano scegliere, liberamente e con cognizione di causa, nomi nuovi di candidati, simboli di partiti già consolidati nel tempo e programmi validi a perseguire il bene dell’intero Paese. Finalmente si potrà, così , “dare voce” ad un elettorato maturo e competente, in grado di indicare, col voto, i propri rappresentanti al Parlamento italiano e ritrovare un po’ di serenità sociale.

Giuseppe Giglio


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