L'erosione del litorale pontino

Il dilemma fra ‘ripascimento morbido’ e costruzione di ‘ scogliere di protezione’ divide tecnici, amministratori ed esperti della materia

E’ indubbio che l’erosione della costa laziale, e in particolare del litorale pontino, è sotto gli occhi di tutti, sia degli esperti di tale disciplina scientifica che dei cittadini e dei turisti nostrani e non che si recano a visitare la spiaggia, da Foceverde fino a Terracina, Sabaudia e oltre, che in molti tratti e completamente scomparsa. Ciò è anche motivo di forte preoccupazione per gli operatori che gestiscono strutture alberghiere e stabilimenti balneari, compreso tutto l’indotto derivante da attività economiche correlate che interessano migliaia di posti di lavoro. Quindi il danno dell’erosione del litorale è molto grande per queste categorie lavorative. Bisogna allora correre con urgenza ai ripari. Occorre un progetto regionale che coinvolga i Comuni costieri, comprese le Province ( in particolare Latina e Roma). Ed è quanto sta avvenendo con l’iniziativa dell’Assessore all’ambiente della Regione Lazio, Angelo Bonelli intenzionato a portare avanti il progetto regionale per la realizzazione delle scogliere e per i versamenti di sabbia lungo il tratto di costa pontino, dal Circeo al Garigliano, con una spesa di 22 milioni di Euro: 4 milioni di Euro per le scogliere e 18 per i versamenti di sabbia. Ma la scelta della costruzione delle scogliere, a detta degli esperti della materia, come l’ing. Gabriele Panizzi, in diversi e dettagliati articoli in merito all’argomento fattici pervenire, così interviene:” Avendo ripetutamente esposto da anni ( ormai da molti anni) le ragioni che mi inducono ad essere fermamente contrario alla pietrificazione del litorale, pongo alcuni interrogativi all’Assessore all’Ambiente della Regione, così sicuro della opportunità della realizzazione del progetto che prevede un primo lotto di 22 milioni di Euro di opere ( 25 scogliere perpendicolari alla linea di riva, protese nel mare fino a 160 metri, distanziate di 250 – 300 metri l’una dall’altra, e 2, 5 milioni di metri cubi di sabbia da prelevare dal sottosuolo marino e versare tra una scogliera e l’altra, per assicurare una temporanea profondità di spiaggia mai esistita). E, proseguendo al punto 6 del suo documento del 26 agosto 2005, l’ing. Panizzi si chiede che “ Non sarebbe più ragionevole ripensare il progetto della difesa del litorale nel suo complesso, attraverso operazioni per il ripristino del flusso detritico proveniente dal Tevere ( attualmente intercettato dagli invasi idroelettrici), valutando la sostenibilità territoriale, ambientale, economica e finanziaria dei porti che molte Amministrazioni comunali vogliono realizzare con il concorso di capitali privati ( così ingenti da non sapere da dove potranno giungere), ed assicurando un assetto del territorio idoneo ( anche in quanto dotato di infrastrutture) a sopportare le trasformazioni alle quali si vorrebbe dar luogo? “. Sarebbe più razionale e più equilibrato – come afferma l’ing. Gabriele Panizzi – ripensare in maniera organica e sistemica l’intero assetto costiero, in quanto gli interventi settoriali ed episodici a medio e a lungo termine risulterebbero più dannosi di quelli precedenti, con la modificazione della morfologia costiera ( a causa di “intercettazioni e deviazioni dei naturali flussi detritici che alimentano le spiagge ) e con gravi ripercussioni in termini di tutela ambientale e paesaggistica. Milioni di metri cubi di sabbia( dagli iniziali 2,5 ne vanno aggiunti altrettanti nelle varie fasi dell’opera complessiva), necessari per la costruzione della spiaggia artificiale, provocherebbero, tra l’altro,” modificazioni rilevanti nell’ambiente sottomarino. Si provocherebbe, pertanto, un vero disastro ambientale di cui ne pagherebbero le conseguenze soprattutto le generazioni future. Qual è allora la soluzione caldeggiata da Panizzi, in contrasto con altre soluzioni e metodi di intervento sul litorale pontino circa l’erosione della costa e il problema del ripascimento della spiaggia, come i punti di vista di coloro che, al contrario, ritengono inutile “il ripascimento morbido” a fronte della realizzazione delle scogliere sul litorale, con spreco perciò di risorse regionali e provinciali investite in tale procedura di intervento ? Quest’ultimi, inoltre, con la costruzione delle suddette scogliere - più che la salvaguardia dell’ambiente e del sistema dunale, pur ritenuto da essi necessario – avrebbero maggiormente a cuore l’esigenza pressante della sopravvivenza stessa delle attività commerciali e turistiche collegate alla spiaggia e al mare ( vedi anche la costruzione di nuovi porti che, a detta dell’ing. Panizzi, provocherebbe la devastazione del litorale in quanto” il nostro è basso e sabbioso, quindi non idoneo per la realizzazione di porti foranei” ).

“Pennelli morbidi” in alternativa alle “muraglie cinesi”

Pennelli morbidi perpendicolari alla linea della riva, costruiti con sacchi di materiale non inquinante ( sacchi di iuta) riempiti di sabbia in alternativa alla costruzione delle scogliere. E’ questa la proposta sperimentale che ricalca il metodo di intervento – come asserisce l’ing. Gabriele Panizzi, ex assessore all’urbanistica della Regione – per fronteggiare nel miglior dei modi possibili l’erosione della costa, metodo che fra l’altro e stato attuato negli anni ’80 e i cui effetti positivi sono durati per più di venti anni. “ Anzitutto – egli scrive – “ si dovrebbe cominciare da sud est. Anziché realizzare scogliere, radicate sulla spiaggia ( che, quindi, non sarebbe più percorribile longitutidinalmente) e distanziate di 270 – 300 metri, si dovrebbero utilizzare sacchi di materiale non inquinante, riempiti di sabbia, per costruire pennelli perpendicolari alla linea di riva ( come si fece a partire dalla fine del 1980) : la spiaggia – che era letteralmente sparita – ricostruita anche con versamenti di materiale a granulometria grossa ( il brecciolino, per intenderci, n.d.r.) è durata per più di venti anni!). La costruzione di detti pennelli morbidi e facilmente amovibili potrebbero essere gestiti tramite un monitoraggio costante nel tempo, al fine di controllare adeguatamente il ripascimento delle spiagge, senza apportare, quindi,un pesante degrado ambientale. Perché senza le scogliere si eviterebbero i rifiuti stagnanti e la proliferazioni di topi, oltre ad una qualità della spiaggia e del mare indispensabile per lo sviluppo e la crescita dell’economia locale e del turismo balneare e alberghiero sulla costa. Inoltre, con i pennelli morbidi si potrebbero facilmente fronteggiare, qualora si dovessero presentare nel corso degli anni, gli eventuali inconvenienti, tagliando i sacchi di sabbia. Infine, per quanto riguarda i costi dell’operazione, l’ing. Panizzi così conclude: “ anche in relazione alla profondità del mare, al limite della spiaggia artificialmente costruita tra le scogliere, il fenomeno erosivo sarà rilevante e, di conseguenza, occorreranno interventi di manutenzione particolarmente costosi. Detti interventi di manutenzione, a carico di chi saranno? Una legge regionale prevede che debbano essere a carico delle Amministrazioni comunali e dei concessionari, Tuttavia ciò non risulta dal progetto, né sono state stipulate con detti soggetti le necessarie convenzioni”. E l’ex assessore all’ambiente della Regione, Gabriele Panizzi, nel suo documento asserisce che “ sarebbe comunque opportuno ( ed onesto) provvedere agli adempimenti amministrativi ( le convenzioni) di completamento del progetto, al fine di rendere consapevoli Amministrazioni pubbliche e privati degli esborsi finanziari ai quali dovranno certamente far fronte”. Egli, poi, riprendendo il discorso politico della candidatura di Piero Marrazzo a Presidente della Giunta Regionale del Lazio e della svolta che con lui vi sarebbe stata rispetto alla precedente legislatura regionale, si augura che vi sia la volontà di abbandonare “ criteri episodici d’intervento nei diversi settori di competenza ed attività della Regione, andando alla ricerca delle interdipendenze che caratterizzano le trasformazioni ambientali, le attività economiche e quelle sociali, e traducendole in organici programma di azione”. Ciò è il caso della difesa del litorale e di come fronteggiare la spinosa questione dell’erosione della spiaggia, in particolare, e di comporre in una visione sistemica le due grandi componenti: quella economica e dello sviluppo e quella ambientale e della sua salvaguardia, per la sopravvivenza, in termini generali, della sopravvivenza del nostro stesso pianeta.

Giuseppe Giglio - sociologo
        www.giuseppegiglio.com
            giugiglio@virgilio.it



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