L'opinione del Sociologo
La guerra al terrorismo
Non c'è spazio al dialogo fra le parti in conflitto
Siamo alle solite, tristi e tragiche esplosioni di violenza bestiale del terrorismo islamico:
dall’attacco alle Torri gemelli in Usa alla strage di Madrid in Spagna fino a quelle più recenti in Turchia ed ora nel Sinai in Egitto.
La morte e la distruzione che il terrorismo dissemina in ogni parte del mondo non dà tregua alcuna! Non solo, ma neanche si riesce a intravedere una probabile fine, a medio o a lungo termine, di questa guerra che ha assunto le sembianze di una Terza guerra mondiale sui generis.
L’attentato terroristico avvenuto recentemente all’Hilton di Tuba, località situata nella penisola del Sinai in Egitto, con diverse decine di vittime innocenti dilaniati dall’esplosione o schiacciati da travi di cemento divelti o da lastre di cristallo in frantumi, sta ancora una volta a significare che non ci può essere una tregua nella lotta al terrorismo islamico, né una data certa della cessazione di una guerra che investe ormai ogni nazione d’Europa e del mondo.
Le precedenti guerre, comprese quelle catastrofiche della prima e della seconda Guerra Mondiale hanno avuto un inizio e una fine, a differenza di questa del Terzo Millennio che sta davanti ai nostri occhi e di cui quasi ogni giorno ne vediamo gli effetti devastanti e angoscianti.. Qual è la data certa in cui questo conflitto fra l’Occidente( compresi l’Inghilterra e gli Americani ) e il fondamentalismo islamico di Al Qaida possa avere la parola fine? Nessuno lo può prevedere.
Il fantasma del terrorismo internazionale di matrice islamica aleggia in ogni angolo del pianeta, seminando all’improvviso morte, lutti, dolore, angoscia e devastazioni d’ogni genere. E’ veramente l’esplosione terrificante delle forze del male assetate di odio, di vendetta e di rivendicazione assurde e barbare. E’ la lotta all’ultimo sangue fra opposte e inconciliabili concezioni del mondo, non solo politiche ed economiche ma persino religiose e culturali. Sono perciò due grandi blocchi di pensiero divergenti, di costumi e usanze profondamente dissimili, di visioni politiche e religiosi antitetiche. Come si può pensare al giorno in cui questa guerra “mondiale” potrà avere termine?
E come si può parlare di dialogo fra le parti di fronte ad un nemico che non ha una sua precisa identità, se non quella fumosa di Osama Bin Laden o di cellule di Al Quaida, o di universo islamico e altre ancora?
Il dialogo si può tentare forse con i moderati dell’Islam e con i tanti Iman che in Italia e altrove si dichiarano contro gli attaccki dei kamikaze e contro la ferocia degli affiliati ad Al Quaida..
Ma siamo sicuri che non succeda quello che è accaduto con l’Egitto di Mubarak, colpevole – agli occhi dei terroristi islamici – di una “pace fredda” con l’eterno nemico israeliano, alleato degli Americani di Bush ?
La chiave di lettura di questo grave attentato all’Hilton di Tuba nel Sinai può essere quella che vede i terroristi islamici colpire più facilmente Israele ( che ha eretto il famoso secondo Muro di Berlino per difendersi dai terroristi ) e Sharon (il suo leader e alleato degli Usa ) fuori dai suoi confini nazionali tramite l’attentato all’economia e al turismo dell’Egitto di Mumarak ( che confina con Israele e che sostiene la pace con la stessa Israele, oltre ad essere amico degli Occidentali e degli Americani).
Se questa analisi è corretta, allora come possiamo dialogare con un nemico che non usa le parole e la diplomazia per costruire la pace fra i popoli e le nazioni, ma agisce, al contrario, con il terrore mediatico di teste decapitate e scene raccapriccianti di ostaggi innocenti e con l’aggiunta di camion pieni di esplosivi o con i continui suicidi dei suoni innumerevoli kamikaze ?