La firma a Roma della Costituzione Europea

Un coro di no sia da parte della sinistra che della destra lascia profondamente scontenta gran parte dell’ opinione pubblica italiana

Il 29 ottobre scorso in Campidoglio a Roma si è svolta la cerimonia della firma del Trattato Costituzionale Europeo, con l’arrivo dei 50 capi di Stato e di governo e dei ministri degli Affari esteri, insieme al Presidente della Commissione europea. La scelta di Roma è stata voluta dal governo per sottolineare la vocazione europeista dell’Italia ( da De Gasperi a Einaudi ), fino al 1957, che con il Trattato di Roma, venne siglata la nascita dell’Europa dei 6 ( Francia, Germania, Italia e Benelux, cioè Olanda, Belgio e Lussemburgo) Ma se ora arriva l’Europa dei 25 Stati, con una neo- Costituzione farraginosa e assai complessa di 488 articoli ( con diversi protocolli allegati), non per questo possiamo rallegrarci ed affermare di avere un vero e forte Stato unitario europeo al pari di quello degli Stati Uniti d’America, oltre che la chiarezza nelle attribuzioni e nei poteri fra i vari Stati-membri e il potere centrale. Per non parlare poi dell’entrata in vigore della stessa Costituzione che è prevista al 1° novembre del 2006, sempre se tutti i Paesi l’avranno ratificata per via referendaria o parlamentare. E che , infine, solo dal 2009 essa sostituirà tutti i precedenti trattati. Date quindi relativamente lontane che ingenerano incertezze, dubbi e scetticismo sulla nascita di una potenza unitaria europea, in grado di fronteggiare alla pari con i colossi economici mondiali come gli USA, il Giappone ed ora la Cina le grandi sfide del Terzo Millennio. Venendo poi alle contestazioni da parte della sinistra ( in particolare, Rifondazione Comunista, Cobas e Social Forum, compresi i no-global e gli anarchici) si è contro una Europa neo-liberista, imperniata sui tagli allo stato sociale, sulle privatizzazioni , sulla emarginazione sociale e sulla crescente disoccupazione, con la negazione dei diritti politici e sociali ai lavoratori emigranti, senza dimenticare il tema preferito dai partiti della minoranza di governo sull’occupazione dell’Irak e sul ritiro immediato dei militari italiani da quell’area così martoriata da continui attentati, auto-bombe distruttrici e odi etnici e religiosi inconciliabili. Tutto questo da sinistra, mentre da destra ( Azione Giovani, il movimento giovanile di Alleanza Nazionale, e non solo) rivendica nella Costituzione Europea il mancato riferimento alle radici cristiane della stessa Europa, indispensabili per consolidare una sua precisa identità culturale e unità di valori che fanno dei vari popoli d’Europa un solo popolo europeo, dalla penisola iberica agli Urali, passando per i Paesi dell’ex Unione Sovietica, Romania e Bulgaria comprese, ma lasciando momentaneamente sospesa l’entrata della Coazia e della stessa Turchia ( quest’ultima a motivo dell’islamismo e per l’attuale carenza di democrazia e di rispetto dei diritti civili verso il popolo Curdo, oltre che per il contrasto geografico-militare a Cipro fra greci-ciprioti e turchi-ciprioti residenti nell’isola ). E non è tutto, perché lo scontento esiste anche fra gli Stati-membri ( in primis Gran Bretagna) che non vedono ancora con chiarezza quali siano i nuovi rapporti tra Parlamento, Commissione e Consiglio europeo ( le tre istituzioni-chiave), oltre alla indeterminatezza attuale della linea comune da perseguire circa la politica estera e di difesa, il fisco, l’immigrazione e la sicurezza sociale e la lotta al terrorismo di matrice islamica e non.

Giuseppe Giglio

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